Ce l’ho scritto “Ing.” Nel titolo qui sopra, perché non è così evidente…

Il “Titolo” mi è dovuto non tanto per la laurea in Ing. Chimica, per la conseguente iscrizione all’albo professionale ed anche susseguente “Masterizzazione di 2 Livello in Sicurezza e Protezione”, ma soprattutto per le mie “fisse” da ingegnere – esattamente quelle per cui veniamo derisi con barzellette varie. Mia moglie dice che per alcune cose sembro un asperger, le mie figlie non vi dico cosa mi dicono… Però è così: sono ingegnere, appunto.

Ho cercato di ribellarmi a questo status, non ho ancora capito se ci si nasce o lo si acquisisce durante la vita, ma tant’è – del resto il famoso dilemma riguardante il peso dei geni sulle esperienze non mi sembra che sia stato ancora risolto, se non bollandolo con un classico, politicamente corretto, 50e50.

Mr Hyde, non si discosta molto dal Dr…. Ing…

Suonare la chitarra, fare teatro, leggere libri, ascoltare musica, fare giardinaggio, anche cucinare, a volte, non è però sufficiente a trasformarmi in Mr Hyde. Dietro l’angolo c’è sempre, infatti, una lavastoviglie in cui ottimizzare la disposizione dei piatti che mi fa mollare tutto… e che non mi fa uscire dal Dr. Jeckyll.

Le mie passioni non si limitano al rigore tecnico della mia professione. Quando non sto risolvendo problemi di ingegneria, mi piace esplorare le svariate sfaccettature dell’arte e della creatività. La chitarra mi accompagna nelle serate solitarie, mentre il teatro mi offre l’opportunità di esplorare mondi fantastici al di là della mia routine quotidiana. I libri sono i miei compagni di viaggio più fidati, portandomi in terre lontane e introducendomi a nuove prospettive. E quando il tempo e il clima lo permettono, il giardinaggio diventa la mia via di fuga, un’occasione per connettermi con la natura.

Tuttavia, nonostante queste passioni e interessi diversificati, c’è un filo conduttore che rimane costante: la mia natura di ingegnere. Anche quando mi impegno nelle attività più creative o contemplative, la mia mente analitica non si spegne mai del tutto. È come se il mio approccio ingegneristico filtri ogni esperienza, ogni emozione.

La lavastoviglie, paradossalmente, incarna questa dualità della mia esistenza. Mentre cerco di organizzare con precisione i piatti all’interno, è come se stessi risolvendo un piccolo enigma, un problema logistico da affrontare con metodo e dedizione. Così, anche quando sembro essere immerso nell’ordinario, il mio spirito ingegneristico continua a pulsare, pronto a emergere alla prima opportunità di risolvere un nuovo puzzle o ottimizzare un processo.